L’intervista: Giovanni Albertini, fisioterapista all’Ospedale civico di Lugano

È spesso confrontato con anziani che hanno problemi motori. Come vivono le loro difficoltà? Vivere da soli non comporta troppi rischi?

“Lavoro da sette anni all’ospedale Civico di Lugano, sono attivo in Consiglio comunale a Lugano, e sono presidente dell’associazione Ticino&Lavoro, che aiuta i disoccupati residenti a trovare un impiego tramite servizi completamente gratuiti. Nella mia pratica professionale mi confronto ogni giorno con anziani che presentato difficoltà motorie e disturbi dell’equilibrio. Due condizioni che spesso portano a delle cadute con conseguente ricovero in ospedale.

Molti di questi anziani vivono nella loro casa/appartamento soli o con il proprio partner. Abitazioni che spesso presentano barriere architettoniche non indifferenti, quali: scale, gradini, spazi ristretti, ecc. Facendo una mia piccola statistica ho individuato il bagno, quale maggior responsabile delle cadute, con un aumento degli incidenti durante la notte”.

Cosa si può fare per evitare questi incidenti?

Per evitare questi incidenti, bisogna adattare il contesto abitativo eliminando le barriere architettoniche. Un lavoro importante in questo senso lo fanno gli ergoterapisti, che svolgono un sopralluogo direttamente a domicilio per meglio comprendere come eliminare e/o arginare gli ostacoli, rendendo sicuro l’habitat. Trovo sia fondamentale agire anche direttamente a livello preventivo pianificando contesti residenziali già predisposti per rispondere adeguatamente a una limitazione funzionale causata da un incidente, una caduta o altro.

Ho quindi cercato di meglio comprendere come fare per evitare queste cadute e proporre una soluzione alternativa agli anziani che vivono in un contesto abitativo non adeguato alla propria età e capacità motoria. Ho individuato e proposto, per esempio a Lugano, (tramite la mozione per un quartiere sostenibile a Viganello – Sedime ex PTT) la costruzione di appartamenti Intergenerazionali senza barriere architettoniche.

Un contesto abitativo sicuro, senza ostacoli, che stimola un confronto costruttivo tra giovani, famiglie e anziani. Sono difatti convinto che un giovane o una famiglia che si prende cura di aiutare un anziano a fare una commissione, a portare fuori il sacco dei rifiuti, a invitarlo a cena o quant’altro, possa facilitare l’anziano a non isolarsi. Per chi si mette a disposizione per aiutare un anziano bisogna prevedere uno sgravio sull’affitto mensile.

Ma gli anziani cosa dicono?

Gli anziani dicono di essere molto legati alla propria casa, famiglia e storia. Per questi motivi rimangono piuttosto scettici nel scegliere individualmente una soluzione di questo tipo. Spiegando loro le potenzialità di un contesto abitativo sicuro e su misura si rendono conto che potrebbe essere un’alternativa valida per rimanere in un contesto abitativo protetto in alternativa alla casa anziani. Diviene pertanto fondamentale l’informazione e il confronto tra le figure specialiste del sistema sanitario e i famigliari. Quello che noto e che mi fanno notare gli anziani è che mancano delle informazioni cartacee in merito (flyers, opuscoli, incontri, ecc.)

Ebbene, sempre dalla mia umile statistica, la maggior parte dei pazienti ricoverati per una caduta a domicilio in una fascia d’età compresa tra 80-100 anni non vuole lasciare la propria casa per trasferirsi in un contesto intergenerazionale. I pazienti ricoverati nella fascia d’età tra 70-80 anni, invece, si sono dimostrati interessati e a favore di un contesto abitativo alternativo quale quello intergenerazionale senza barriere architettoniche.

Ci sarà anche la disponibilità dei più giovani a condividere abitazioni con gli anziani?

Penso che l’incontro tra giovani e anziani sia oggi molto importante, la condivisione oggi è diventata sempre più complessa, siamo in una società dove l’individualismo sta prevalendo. Una condivisione in un contesto intergenerazionale dev’essere vista dal giovane da una parte come opportunità di recare un servizio all’anziano ottenendo uno sgravio sull’affitto, dall’altra come occasione di crescita personale nel confronto diretto con l’anziano che si assiste. Un legame che potrà portare valore aggiunto a entrambi.

Personalmente penso che i valori e gli affetti di molti anziani verso la propria casa prevale a scapito della propria sicurezza. Assolutamente giustificabile visto quanto ci insegna anche la storia, dove i nostri avi rimanevano nella propria casa, accuditi dai propri famigliari, fino alla fine della loro vita. Già oggi però qualcosa sta cambiando. Sempre meno persone riescono a vivere in una casa/appartamento di proprietà, un fattore non indifferente che ha portato a considerare ulteriori alternative nel vivere bene a tutte le età.

Chi deve farsi promotore di queste riforme?

La politica, le associazioni, i famigliari e gli anziani stessi. Bisognerebbe proporre una tavola rotonda per meglio comprendere come agire e concretizzare un contesto abitativo e pianificatorio capace di rispondere adeguatamente all’invecchiamento demografico e all’aumento della durata di vita media.

Concludo dicendo che il nostro contesto abitativo sta cambiando radicalmente. L’invecchiamento della popolazione è sempre più marcato, le nascite sono sempre meno e le nostre case per anziani affollate.

OGGI ABBIAMO IL DOVERE E L’OBBLIGO DI PROGETTARE IL NOSTRO DOMANI!

Dobbiamo agire per trovare delle soluzioni complementari alle case di riposo, realizzando dei contesti abitativi differenziati e complementari tra loro. Abbiamo il compito di far conoscere, informare e già inculcare ai nostri figli l’importanza di questi contesti abitativi futuri.

Giovanni Albertini è anche membro di Comitato di Generazioni & Sinergie